Malattie autoimmuni: come la Tiroidite di Hashimoto, l'Artrite Reumatoide, il Lupus o la Sclerosi Multipla.
Disturbi gastrointestinali: Sindrome dell'intestino irritabile (IBS), Morbo di Crohn, Colite Ulcerosa.
Patologie da dolore cronico: Fibromialgia, Endometriosi, cefalee croniche e nevralgie.
Patologie dermatologiche: Psoriasi, dermatiti croniche, alopecia.
Patologie metaboliche e cardiovascolari: Diabete, ipertensione, o percorsi di gestione dell'obesità grave.
Spesso la parola "cronico" spaventa, perché viene confusa con "condanna" o "sofferenza permanente". In ambito medico, "cronico" significa semplicemente che la patologia ha un decorso lungo nel tempo e richiede una gestione continua, a differenza di una malattia acuta (come l'influenza) che si risolve in pochi giorni.
Avere una malattia cronica non significa che i sintomi saranno sempre presenti o invalidanti per sempre. Moltissime patologie croniche possono entrare in una fase di remissione, in cui i sintomi scompaiono o si riducono al minimo, permettendoti di recuperare un'ottima qualità di vita. Il nostro obiettivo è proprio lavorare per accedere e allungare queste fasi di benessere.
Il supporto psicologico agisce su 3 livelli fondamentali che comunicano tra loro:
Il livello Biologico (PNEI): La Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia dimostra che mente e corpo sono collegati. il tuo cervello (psiche), il tuo sistema nervoso, i tuoi ormoni (sistema endocrino) e le tue difese (sistema immunitario) dialogano costantemente. Stress, traumi e ansia producono sostanze (come cortisolo e adrenalina) che alimentano l'infiammazione e indeboliscono il sistema immunitario, peggiorando i sintomi fisici. Lavorare sulla psiche significa "dare tregua" al corpo, aiutandolo a ritrovare il suo equilibrio biologico e biochimico.
Il livello Comportamentale (Prendere il comando): Quando soffri, è facile sentirsi impotenti o cadere in abitudini che peggiorano la situazione (sonno irregolare, alimentazione scorretta, isolamento). Il percorso psicologico ti aiuta a ritrovare le energie per mettere in atto i comportamenti più adatti alla tua salute. Diventerai capace di fare scelte quotidiane che rallentano il decorso della malattia e ti permettono di tornare a una vita normale, fatta di attività, passioni e relazioni, nonostante la diagnosi.
Il livello Emotivo (Ritrovare la propria identità): Convivere con una patologia cronica può essere emotivamente difficile e spesso rappresenta un vero e proprio trauma da superare. È normale provare rabbia ("perché proprio a me?"), paura per il futuro, senso di colpa o la frustrazione di non sentirsi compresi, tristezza e perdita di speranza. Il rischio più grande è che la malattia finisca per assorbire tutta la tua identità. Il percorso psicologico ti offre uno spazio sicuro per accogliere ed elaborare queste emozioni difficili, permettendoti di ricostruire un senso di te solido e sano: tu non sei la tua malattia, sei una persona con passioni e desideri che sta affrontando una malattia.
Assolutamente no. Il percorso psicologico non sostituisce il tuo medico curante, lo specialista o i farmaci che stai assumendo, ma si integra perfettamente ad essi. Lavoriamo in squadra: i farmaci lavorano per aiutare dall'esterno un ripristino dell'equilibrio, noi lavoriamo dall'interno sul terreno che ospita la malattia, per fare in modo che le cure mediche funzionino meglio e che il tuo corpo abbia le risorse necessarie per reagire nel modo più corretto possibile.
Sì. Avere un problema di salute prolungato cambia spesso gli equilibri con il partner, con i familiari o con gli amici. Spesso ci si sente un peso, oppure si è frustrati perché gli altri non capiscono davvero come stiamo, portandoci a isolarci. Insieme lavoreremo su come comunicare i tuoi bisogni senza sentirti in colpa e su come proteggere la tua energia relazionale, circondandoti delle persone giuste.
È una delle domande più importanti, e la risposta è un grande e deciso: Sì, sono intimamente collegate. Spesso ci si sente rotti, sbagliati, in difetto, pensando di "non essere abbastanza forti" per sopportare la malattia. La verità è che non è una tua debolezza, ma la conseguenza di un doppio meccanismo:
Il peso emotivo: Convivere ogni giorno con un corpo che non risponde come vorremmo, con l'incertezza delle cure e con i cambiamenti nella propria vita è, di per sé, una minaccia continua alla nostra sicurezza. L'ansia nasce dal bisogno naturale di riprendere il controllo, mentre la tristezza profonda è legata al "lutto" per la vita che si faceva prima.
La spiegazione Biologica (PNEI): Non è "solo" psicologia, c'è una vera e propria base fisica. Le malattie croniche sono quasi sempre accompagnate da un'infiammazione sistemica. Le molecole infiammatorie prodotte dal tuo corpo non restano confinate all'organo malato, ma viaggiano attraverso il sangue fino ad arrivare al cervello. Una volta lì, queste molecole infiammatorie alterano i nostri pensieri e i nostri stati emotivi.
Spesso, quando si convive con una malattia cronica per decenni, subentra una forma di rassegnazione silenziosa: ci si convince che la situazione sia immutabile, che il dolore e i sintomi facciano ormai parte del proprio carattere e che "bisogna solo farsene una ragione". Ma rassegnarsi a sopravvivere non significa vivere.
Iniziare un percorso ora ha un senso profondo per due motivi precisi:
Il peso accumulato: Proprio perché si convive con una malattia da tanto tempo, il tuo sistema nervoso ha sopportato un carico di "allarme cronico" enorme. Hai portato sulle spalle uno zaino pesantissimo per anni, accumulando stress, stanchezza e abitudini di difesa che oggi lavorano contro di te, alimentando l'infiammazione silente.
Il tuo cervello può ancora cambiare: La scienza ce lo dimostra in modo inequivocabile attraverso la neuroplasticità. Fino all'ultimo giorno della nostra vita, il nostro cervello è in grado di cambiare, creare nuove connessioni, di imparare nuovi modi per disinnescare l'ansia e di spegnere la risposta allo stress corporeo. Non è mai troppo tardi per insegnare al tuo sistema nervoso a "mettersi a riposo".