I PENSIERI POSSONO AUMENTARE O RIDURRE IL DOLORE
I Meccanismi Neurobiologici delle Vie Discendenti e il Ruolo dei Pensieri nel Dolore Cronico
Dott. Edoardo Calderoni Psicologo clinico, Biotecnologo ed Esperto in Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI)
Se soffri di un dolore continuo, debilitante e cronico, ti sarai forse sentito dire da medici e professionisti che "è tutto nella tua testa" o che si tratta "solo di stress". Queste frasi, oltre a generare frustrazione e a farti sentire incompreso, nascondono una profonda ignoranza su come funzionino realmente i meccanismi del dolore. Infatti, la scienza oggi ci conferma che l'atteggiamento mentale con cui affrontiamo il dolore fisico cambia drasticamente la percezione reale del sintomo stesso.
La medicina moderna ci insegna un concetto fondamentale: il dolore non si crea nel corpo, ma si crea nel cervello. È il cervello, unito ai nostri pensieri e ai nostri vissuti, a costruire e farci provare l'esperienza dolorosa. Le vie periferiche sono solo dei canali attraverso cui passano i segnali; quello che viaggia lungo i nervi non è ancora "dolore", ma un semplice impulso elettrico. Questo impulso diventerà dolore solo quando verrà tradotto e interpretato dal cervello.
La cosa più interessante da un punto di vista clinico è che la nostra mente e il nostro sistema nervoso possiedono un vero e proprio meccanismo psico-biologico in grado di abbassare o alzare l’intensità del dolore. Per capire come questo avvenga, dobbiamo esplorare i meravigliosi meccanismi delle poco conosciute vie discendenti del dolore.