IL MISTERO DEL DOLORE PERSISTENTE
Quando la Medicina Non Trova Risposte
Dott. Edoardo Calderoni Psicologo clinico, Biotecnologo ed Esperto in Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI)
Provi un dolore continuo, forte, a volte invalidante, e ti senti dire dai medici: “Gli esami sono perfetti”, “È tutto nella tua testa”, oppure “È solo stress”?
Passi anni tra visite specialistiche ed esami diagnostici, finendo spesso per sentirti sminuito o incompreso di fronte a professionisti che ripetono continuamente che non vi è alcun danno evidente.
Se è così, sappi che non sei solo.
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il dolore cronico colpisce circa una persona su cinque nel mondo, ma solo il 30% riceve cure adeguate.
Per secoli, infatti, la medicina tradizionale, categorizzante e settoriale, ha ragionato seguendo un’equazione molto semplice: “se c’è dolore, deve esserci un danno fisico visibile”. Un osso rotto, un’infiammazione acuta, un nervo schiacciato. Di conseguenza, in un paziente di cui le radiografie e le risonanze magnetiche risultano “pulite”, la risposta dell’approccio tradizionale è spesso frustrante: “Non hai nulla, è tutto nella norma”.
Negli ultimi dieci anni, però, con l'aumento esponenziale dei casi di dolore cronico senza evidenze organiche, c’è stata un’importante evoluzione nello studio e nel trattamento del dolore.
La IASP (International Association for the Study of Pain), la principale autorità mondiale in questo ambito, ha ritenuto indispensabile aggiornare la propria visione ufficiale introducendo una nuova categoria: il dolore nociplastico.